Edizioni Lotta Comunista
Trascritto per internet da Antonio Maggio (Primo Maggio), agosto 2001
3] Servitù della gleba seconda edizione
metodo e sviluppo contraddittorio
metodo e sviluppo agricolo
filosofia e teorie statali
metodo e scienza dalla energia
scienza e macchine
involucri delle ideologie e dei processi storici
correnti religiose e teorie dello Stato
teorie politiche della nuova classe
metodo razionale e sviluppo onnilaterale
METODO E SVILUPPO AGRICOLO[17]
Nella prima metà del Seicento inglese sopravvive una vecchia organizzazione feudale e corporativa che non può più soddisfare la domanda crescente ed i nuovi mercati, come scrivono Marx ed Engels due secoli dopo. Nel 1651 l'industria mineraria, con 3 milioni di tonnellate di carbone all'anno, rappresenta l'80% di tutto il fossile estratto in Europa. Dal 1551 la produzione del carbone è aumentata di 14 volte e l'estrazione del minerale di ferro di 3 volte. Esistono 8.000 forni con una produzione media settimanale di 3-4 tonnellate di metalli. E' proibita la esportazione della lana mentre è permessa quella dei manufatti lanieri. Nascono i cosiddetti "mercanti avventurieri" che soppiantano quelli stranieri, ad esempio quelli della Lega anseatica. Con 9.500 azionisti sorge all'inizio del secolo la Compagnia delle Indie Orientali e in soli 40 anni raddoppia il giro d'affari commerciali e triplica le entrate doganali. Il bilancio di mezzo secolo è tutt'altro che negativo. Qualitativamente, invece, lo è di meno. La vecchia organizzazione feudale frena lo sviluppo dei rapporti di produzione e accentua il ritardo nei confronti dell'Olanda, per quanto riguarda l'industria e la flotta; nel 1600 ben un terzo del commercio inglese è svolto da navi straniere. Emerge un carattere dello sviluppo capitalistico nell'isola, un carattere che ha riflessi nei movimenti politici, nelle sue forme e nei suoi ritmi. Quattro milioni dei cinque milioni e mezzo di abitanti vivono nelle campagne e delle città solo Londra registra 200mila residenti. Lo sviluppo capitalistico nell'agricoltura non è inferiore a quello dell'industria, anzi lo supera. L'agricoltura è da tempo collegata al mercato ed è, quindi, oggetto di investimento di capitale, ancor prima dell'industria. Nelle campagne ha luogo il processo di accumulazione primitiva del capitale, in corso da mezzo secolo in modo consistente. Già dall'inizio del '600 data la separazione dei produttori dai mezzi di produzione, si verifica un'impetuoso sviluppo delle forze produttive nelle campagne: colture foraggiere, bonifiche, migliorie, strumenti agricoli. Alla caratteristica inglese del ritardo industriale rispetto al capitalismo nella agricoltura corrisponde una particolarità nello schieramento delle classi. Se anche per la società inglese assumiamo la suddivisione francese dei famosi "tre stati" (clero, nobiltà, popolo), riscontriamo una maggiore oscillazione nell'isola, dove avviene più facilmente il passaggio da uno "stato" all'altro. I figli minori dei Pari (Lords titolati), formalmente fanno parte della nobiltà bassa, o gentry, e diventano nobili-imprenditori, equivalenti ai borghesi. Nella borghesia, molti cittadini, dopo aver acquisito titoli nobiliari, continuano l'attività capitalistica. E' importante tenere presente la divisione della nobiltà in due figure sociali destinate, nella rivoluzione, a scontrarsi. La nuova nobiltà i cui rappresentanti si chiamano gentlemen, è ormai legata al profitto ed utilizza la proprietà fondiaria per trarne profitto capitalistico. Le sue entrate superano, ormai, quelle dei Pari, dei Vescovi e dei Yeomen agiati considerati globalmente. Dal 1561 al 1640 la proprietà fondiaria della Corona è diminuita del 75%, quella dei Pari del 50%, mentre quella dei gentlemen è aumentata del 20%. La nuova nobiltà sta diventando una frazione borghese e tende a trasformare la proprietà fondiaria in proprietà borghese libera da vincoli feudali. A questo tentativo si oppone la vecchia nobiltà e lo Stato assolutista da essa influenzato. Il risultato è una crisi rivoluzionaria e due programmi agrari della Rivoluzione inglese: quello dei gentlemen e quello dei contadini che vogliono trasformare i tradizionali copyhold in freehold. La crisi rivoluzionaria matura nella stessa nobiltà, ma diventa irresistibile quando si affacciano alla ribalta gli altri protagonisti: la borghesia e le masse popolari.FILOSOFIA E TEORIE STATALI[18]
Accanto alla nuova nobiltà imborghesita abbiamo la borghesia e le masse popolari, in tutte le loro stratificazioni. Dello strato superiore della borghesia fanno parte:1. le centinaia di affaristi della City di Londra legati al protezionismo commerciale e industriale dello Stato assolutista;
2. gli appaltatori e i finanzieri della Corona;
3. i creditori della vecchia nobiltà;
4. i compartecipanti delle Compagnie Commerciali monopolistiche.
Lo strato medio della borghesia comprende:
a. i mercanti medi;
b. la élite dei maestri delle Corporazioni.
I. piccoli artigiani;
II. piccoli agricoltori;
III. lavoratori salariati;
IV. contadini poveri.
concetto di inerzia
concetto di accelerazione
concetto di forza.
processi astronomici
processi fisici
processi chimici
processi geologici.
INVOLUCRI DELLE IDEOLOGIE E DEI PROCESSI STORICI[21]
La Riforma protestante, nel Cinquecento, pone anche in Inghilterra il problema del rapporto tra Stato e Chiesa. Quello tra lo Stato assolutista e la Chiesa papale era già stato risolto con la sconfitta della seconda. Rimane il problema della definizione della Chiesa nazionale. Il problema e importante perché, con la sconfitta del cattolicesimo, la Chiesa inglese e diventata nazionale e rappresenta, oltre alla rendita, tutte le frazioni della borghesia. Lo scontro di tutte le frazioni delle classi avviene, perciò, sul terreno della Chiesa nazionale nel Seicento. Dal punto di vista della metodologia marxista si presenta un tipo di analisi eccezionale. Per la prima e l'ultima volta una lotta della borghesia si compie sul terreno della Chiesa e della teologia. Era già avvenuto un secolo prima, con la Riforma e la Guerra dei Contadini, ma in una fase più arretrata. Sara diverso un secolo dopo. In Francia, nel Settecento, non vi sarà più bisogno dell'involucro della religione e della teologia, dato che l'ideologia borghese è ormai divenuta autonoma nella filosofia e nel metodo. Il Seicento inglese, da questo punto di vista, rappresenta una fase di transizione nella formazione dell'ideologia della nuova classe. Seguendo l'esempio di Engels dovremo, perciò, cercare nel bozzolo della teologia le ideologie della rivoluzione in preparazione. Tommaso Moro, ne "L'Utopia" del 1516, attacca l’impresa commerciale come immorale e avida di guadagno. La nostalgia del passato comunitario, immaginario, e proiettata nella futura Utopia. Il Re e il Parlamento non debbono regolare la religione e la Chiesa poiché ne rifiuterebbero la universalità, anzi lo Stato deve essere subordinato alla Chiesa Universale (Vaticano), poiché la supremazia dello Stato o del Parlamento sulla Chiesa rappresenta l'usurpazione dell'indipendenza spirituale. Questa teoria cattolica dello Stato afferma chiaramente che, in materia di fede, non vi può essere subordinazione alla legge: lo Stato o il Parlamento potrebbero decretare che Dio non esiste! Le lotte e i mutamenti delle classi avviano nuovi processi nel sistema degli Stati. Dalla seconda meta del Seicento inizia a disgregarsi l'assetto che era stato determinato dalla Guerra dei Trenta Anni e che aveva segnato l'egemonia della Francia e della Svezia. Due guerre accompagnano il passaggio: la Guerra di Successione Spagnola (1707-1713); la Guerra del Nord (1700-1721). Tre grandi potenze del Seicento (Spagna, Olanda, Svezia) decadono già all'inizio del nuovo secolo. Nel 1714 la Spagna perde definitivamente i suoi possedimenti in Italia e nei Paesi Bassi. L'Olanda e costretta a cedere all'Inghilterra le posizioni commerciali e coloniali. Con la guerra del Nord la Svezia perde la sua potenza militare. Alla fine di questo processo, tre grandi potenze (Spagna, Olanda, Svezia) lasciano il posto a tre "nuove grandi potenze" (Prussia, Russia, Austria). Declino e ascesa di potenze assumono, nella dialettica del corso storico, dimensioni multilaterali ed estremamente composite. Il predominio del Baltico, dato il declino della Polonia, passa alla Russia, la quale estende il suo peso anche a Sud, sul Mar Nero, dove la Turchia si sta indebolendo. A Nord-Est, la Russia annette la sterminata Siberia e raggiunge l'Oceano Pacifico. Anche la Prussia (già Granducato di Brandeburgo) diviene una potenza militare di alto livello, allargando i suoi territori a spese della Polonia, della Svezia, dei piccoli Principati tedeschi e dell'Austria. Non a caso l'ascesa della Prussia indebolisce la posizione degli Asburgo in Germania e li costringe a concentrare le loro energie in Austria per rafforzare lo Stato multinazionale nella lotta contro l'Impero Ottomano. Gli Asburgo, perciò, si rafforzano in Ungheria, nelle terre slave tolte alla Turchia e subentrano alla Spagna nel 1714 (a seguito della Guerra di Successione Spagnola) nell'Italia settentrionale. CORRENTI RELIGIOSE E TEORIE DELLO STATO[22] Gli Anglicani sono i protestanti inglesi legati allo Stato assolutista. Esprimono una loro teoria della "Chiesa nazionale". In realtà il problema dello Stato si presenta, agli inizi del Seicento, in due rapporti:1. rapporto Stato-Chiesa nazionale;
2. rapporto Re-Corti della legge comune-Parlamento.
TEORIE POLITICHE DELLA NUOVA CLASSE[23]
Benché proclamino la tolleranza religiosa, i Congregazionalisti non la attuano nei riguardi dei cosiddetti Settari. Fino al 1640 non hanno un vasto seguito, anche se sono i più decisi oppositori del Re e raggiungono, di conseguenza, il massimo potere nell'Armata Modello di Oliver Cromwell, con l'esecuzione del Re e con la seconda guerra civile. La crisi economica, provocata dalla guerra, produce i Livellatori, i quali provengono in maggioranza dagli Indipendenti e teorizzano una estremizzazione della dottrina di questi ultimi. I Battisti e i Quaccheri risolvono il rapporto Stato-Chiesa riducendo a fondo la stessa organizzazione ecclesiastica. La Chiesa nazionale viene, addirittura, annullata dato che per i Settari la religione è illuminazione interiore ed esperienza spirituale. Se si può parlare di una specifica teoria statuale occorre considerare che, per i Battisti, non vi deve essere obbedienza alle leggi e allo Stato di un mondo destinato a finire a breve scadenza. Il sorgere della questione ecclesiastica è una delle manifestazioni della rottura dell'equilibrio stabilitosi con la fondazione dello Stato assolutista inglese. L'alta borghesia aumenta il suo peso sociale e tende a spostare l'equilibrio, tramite nuovi rapporti di forza, premendo sullo Stato e sul Re sia con le correnti religiose che con i parlamenti locali. Siccome il fronte borghese è un fronte complesso, tutte le frazioni della nuova classe entrano, con le loro caratteristiche e i loro specifici obbiettivi, in un processo politico che possiamo concepire come lotta di riequilibrio, proprio per sottolineare una costante della corrispondenza delle forme politiche alla dinamica dello sviluppo economico. La massima tensione delle lotte delle classi e delle frazioni di classe mette in moto una serie di guerre civili. Le precedenti teorie dello Stato erano, sostanzialmente, teorie di equilibrio di poteri tra monarchia e parlamento. La lotta politica partorisce, invece, teorie dello Stato nelle quali si afferma la supremazia dell'una o dell'altro, proprio in consonanza al tentativo di un decisivo spostamento di equilibrio. Toccherà ai tre massimi filosofi dell'epoca (Bacone, Hobbes, Locke) essere i massimi elaboratori delle teorie dello Stato. Quando Thomas Hobbes (1588-1679) nasce, Francis Bacone (1561-1626) è un giovane di diciassette anni e, quando nasce John Locke (1632-1704), è Hobbes ad avere quarantaquattro anni. L'arco di tre generazioni di lotte politiche accumula un potenziale teorico dello Stato borghese destinato a durare nel tempo di tre secoli. Pensiamo che la lunga durata di teorie sorte come teorie di rottura di equilibrio risieda nell'essere varianti della nascente dittatura liberale e democratica della predominante economia capitalistica. Non vi poteva essere migliore sala di parto che l'Inghilterra del Seicento. Rotto l'equilibrio, lo scontro tra Re e parlamento si fa acuto. Giacomo I vuole una specie di potere assoluto e si urta, con le Corti della Legge Comune, sulle prerogative reali. Bacone è favorevole ad una forte prerogativa reale, e la sua teoria del potere regio potrebbe essere considerata una teoria pre-borghese dello Stato assolutista se non esprimesse una concezione di armonia-equilibrio proiettata su campo mondiale. Francis Bacone, del resto, si dedica alla riflessione e alla filosofia dopo che, nel 1621, è escluso dalla vita politica perché il parlamento lo accusa di venalità, per una questione di soldi. Entra, nel 1593, alla Camera dei Comuni perché protetto dal conte di Essex, a sua volta favorito della regina. Quando il conte di Essex cade in disgrazia Bacone si mette direttamente al servizio del Re, scalando, dal 1613 al 1618, le massime cariche, da Procuratore Generale a Lord Guarda Sigilli a Gran Cancelliere. Caduto in basso nella polvere, scala la montagna della teoria. METODO RAZIONALE E SVILUPPO ONNILATERALE[24] Francis Bacone vuole che l'Inghilterra divenga la massima potenza dell'Europa nordoccidentale e che sia lo "Stato guida" del Protestantesimo, uno "Stato guida" che sviluppi una "politica aggressiva" nel continente. La teoria dello "Stato guida" accompagna l'ascesa della potenza inglese e si propone di coalizzare nel continente tutte le forze che si oppongono alla potenza spagnola, lo Stato cattolico per eccellenza, e, in second'ordine, alla potenza francese. Lo Stato inglese deve, pertanto, operare una unione con la Scozia e "colonizzare" l'Irlanda e per poter svolgere questa missione deve poggiare su di un popolo forte e bellicoso, ossia su di un popolo aggressivo. Ma come può diventare tale a giudizio del filosofo politico? La risposta rispecchia una formula di equilibrio nuovo che succede alla rottura dell'equilibrio precedente. Il popolo, ossia le frazioni borghesi e le masse urbane e rurali, può essere forte e aggressivo solo se paga poche tasse, se ha di fronte una nobiltà debole e se è capeggiato da un Re al quale l'espansione nazionale assicuri vaste rendite. Ne "La Sacra famiglia" del 1845, Marx ed Engels affermano: "Il materialismo è il figlio naturale della Gran Bretagna". Già il francescano Duns Scoto (1270-1308) si chiedeva se la "materia non potesse pensare", e rispondeva con il "nominalismo", il quale in generale è la prima espressione del materialismo. Ricorrendo alla onnipotenza di Dio, costringeva "la stessa teologia a predicare il materialismo" . E un aspetto che potrebbe essere riconsiderato nel successivo monismo di Baruch Spinoza. Sostengono i due autori: "Il vero progenitore del materialismo inglese e di tutta la scienza sperimentale moderna è Bacone". Spiegano la progenitura: "La scienza della natura costituisce per lui la vera scienza, e la fisica sensibile la parte principale della scienza della natura", Bacone si richiama ad Anassagora e a Democrito. Per lui "i sensi sono infallibili e sono la fonte di tutte le conoscenze. La scienza è scienza dell'esperienza e consiste nell'applicare un metodo razionale al dato sensibile". Nel pensiero di Bacone il metodo razionale è "induzione, analisi, comparazione, osservazione, sperimentazione". E' così riassunto: "Fra le proprietà naturali della materia, il movimento è la prima e la principale, non solo come movimento meccanico e matematico, ma ancor più come impulso, spirito vitale, tensione...". Data questa visione, il materialismo in Bacone ha in sé "i germi di uno sviluppo onnilaterale". "Diventa unilaterale" con J. Locke. Il teorico dello "Stato guida" protestante si è fermato alle soglie della rivoluzione borghese, dopo averne propugnato la potenza. Scrive Ludovico Geymonat, ne "La storia del pensiero filosofico e scientifico", che per Bacone come per Galilei la natura non va soltanto "ascoltata" ma "interrogata". La divergenza è sul tipo di interrogazione: "L'interrogazione baconiana è, infatti, strutturata in modo da cercare nei fenomeni la loro "forma", il loro "schematismo latente", le loro note comuni; quella galileiana mira, invece, a scoprire le leggi dei fenomeni, cioè le proporzioni matematiche tra fenomeno e fenomeno". Geymonat formula un suo particolare giudizio: da un lato Bacone è il "profeta" della "grande rivoluzione scientifica" che segna l'inizio dell'era moderna e, dall'altro resta al di fuori "del laborioso e complicato processo storico che stava di fatto attuando la rivoluzione scientifica, e che all’inizio del Seicento l'aveva condotta pressoché a compimento". NOTE16 lotta comunista Giugno 1991
17 lotta comunista Luglio 1991
18 lotta comunista Ago.-Settem. 1991
19 lotta comunista Novembre 1991
20 lotta comunista Dicembre 1991
21 lotta comunista Gennaio 1992
22 lotta comunista Febbraio 1992
23 lotta comunista Marzo 1992
24 lotta comunista Aprile 1992
Ultima modifica 11.09.2001